Le parole del Festival della Cultura Paralimpica


Si è conclusa con successo la prima edizione del Festival della Cultura Paralimpica organizzato alla Stazione Tiburtina di Roma dal Comitato Italiano Paralimpico.
Per la FISPES erano presenti atleti di Atletica paralimpica e Calcio amputati che hanno lanciato messaggi molto forti agli oltre 1000 studenti di tutta Italia che hanno partecipato alla manifestazione.

Queste le loro parole.

Annalisa Minetti, oro mondiale negli 800 a Lione 2013 e bronzo alle Paralimpiadi di Londra nei 1500 F11: “Essere non vedente significa condividere ogni passo perché la gara non è individuale, ma di persone distinte che corrono insieme per raggiungere lo stesso traguardo. La disabilita’ non è un disagio che limita, non c’è limite fisico che ostacola la nostra volontà. Scuola ed università devono essere invase dalla cultura paralimpica”.

Oney Tapia, primatista mondiale del disco e oro europeo di peso e disco F11: “Ho fatto un percorso molto forte ed impegnativo dall’incidente dove ho perso la vista. Ho capito che i limiti non esistono se non nella nostra testa. Ogni volta che ci impegnamo, vengono fuori cose bellissime. Le sconfitte ci aiutano e quando si cade, bisogna sempre sapersi rialzare”.

Martina Caironi, pluricampionessa paralimpica e mondiale nei 100 e nel salto in lungo T63 e primatista mondiale di entrambe le specialità: “Lo sport mi ha dato la possibilità di esprimermi e girare il mondo. Prima eravamo considerati solo disabili, oggi siamo atleti a tutto tondo. Dalle Paralimpiadi di Londra le medaglie paralimpiche hanno acquisito pari dignità con quelle olimpiche, la fatica ed il sudore sono uguali per tutti”.

Francesco Messori, fondatore e capitano della Nazionale Italiana Calcio Amputati: “Mi sono fatto tatuare ‘It’s only one leg less’ sul collo. La gente non sa quello che sono in grado di fare e se capita uno sguardo sul collo, trova subito la risposta. Io non mi vergogno più. Mi piace vivere senza una gamba e, crescendo, ho scoperto la bellezza di questa cosa”. Francesca Mazzei, la mamma: “La disabilità, per essere accettata, deve essere prima condivisa con le persone che ti vogliono bene: la famiglia. La gente ha paura di ciò che non conosce e la paura si supera se si fa vedere cosa si riesce a fare con la disabilità”.

Monica Contrafatto, bronzo alle Paralimpiadi di Rio e argento mondiale nei 100 T63: “I sogni sono desideri. Io nel cassetto avevo il sogno di diventare bersagliera e, dopo l’attentato dove ho perso la gamba, di correre. Li ho realizzati entrambi perché ci ho creduto e lavorato sopra. Nella vita bisogna sentirsi realizzati e sentirsi bene con se stessi. Quando piove, spunta sempre il sole”.

Roberto La Barbera, campione mondiale Master del lungo e argento paralimpico ad Atene 2004: “A 18 anni dopo l’incidente in moto mi sentivo disabile in ogni momento. La gente per strada non mi salutava per paura e da lì ho capito che dovevo cominciare una vita completamente diversa. Poi a 30 anni vedo le Paralimpiadi di Barcellona ed inizio a fare atletica con i tecnici che mi dicevano: ´c’è poco da fare alla tua età’. Da quel momento è partita la mia sfida, ho partecipato a quattro Giochi Paralimpici e punto al quinto: Tokyo 2020”.